Maria Gabriella Ranno
Chiedo di assistere a una riunione qualsiasi, e guardo una cosa sola: chi parla per ultimo.
Consulenza di direzione per imprese familiari e PMI. Passaggio generazionale, soci che non decidono più, numeri che arrivano troppo tardi. In tutta Italia.
Mi chiamano quando
Se ne è parlato molte volte e non è ancora successo niente. Chi decide che cosa, con quali soglie, entro quali date.
Le decisioni migrano in corridoio e l’azienda sta ferma. Si sblocca prima che diventi una causa.
Il bilancio arriva a maggio e racconta l’anno scorso. Adeguati assetti, margini, dove si perde.
Il percorso visto dall’altra parte: entrare senza essere «il figlio del titolare» per sempre.
Ruoli mai rivisti, procedure che nessuno segue, tempo che si ferma sempre nello stesso punto.
Le domande scomode · ogni lunedì
Una domanda a settimana, di quelle che in azienda non si fanno. Qui non trovi la risposta: la risposta alla tua azienda non la può dare nessuno da fuori. Trovi come si lavora.
Se domani sparissi per un mese, quale decisione si fermerebbe per prima?
Tuo figlio ti ha mai detto, con parole sue, che la vuole?
Quand’è stata l’ultima volta che qualcuno, in azienda, ti ha detto chiaramente che stavi sbagliando?
Non è una dimenticanza. Mi occupo delle cose di cui un imprenditore non parla volentieri: un socio con cui non ci si capisce più, un figlio che non vuole l’azienda, un padre che non lascia, dei numeri che non tornano da troppo tempo. Chiedere a un cliente di raccontarlo in pubblico vuol dire chiedergli di rendere pubblico il problema che aveva. Non lo chiedo, e non lo chiederò a te.
Le referenze però esistono, e sono molte più di quante ne starebbero in una pagina. Te le do a voce, con nome e cognome, e solo di persone che hanno acconsentito una per una.
Quello che scrivo
Nove libri e un blog aperto. Se il mio modo di ragionare non ti convince lì, non ti convincerà nemmeno seduto al tuo tavolo.
Il primo incontro
Non si paga e non è una presentazione: è già lavoro. In cinquantacinque minuti vedi come guardo un’impresa, e decidi tu.
La discrezione che stai vedendo
Il motivo per cui qui non trovi i nomi dei miei clienti è lo stesso per cui, se lavoreremo insieme, non troverai da nessuna parte il tuo.
Come lavoro
Si comincia ascoltando, e si finisce quando le decisioni si prendono dove devono essere prese, e da chi deve prenderle. In mezzo ci sono uno schema d’azione invece di un piano da cassetto, l’affiancamento a chi decide e le verifiche a distanza. Gli strumenti restano pochi e semplici: quelli che un’impresa di venti persone riesce davvero a tenere in piedi da sola, il giorno in cui io non ci sono più.
Chi sono
Faccio la consulente di direzione da oltre vent’anni, e prima ne ho passati altrettanti nella finanza d’impresa. Sono quarant’anni dentro le aziende degli altri, guardate da due punti diversi: prima i conti, poi le persone che quei conti li fanno.
Ho cominciato a Parigi, controllando come venivano spesi i fondi europei per la ricerca. Poi Cagliari, dentro il primo internet provider italiano, a seguirne l’espansione nel Maghreb: sono nata a Tunisi, e quella parte di mondo la capivo. Poi la finanza d’impresa, e infine la consulenza, prima a Bologna e poi in Sardegna.
Per vent’anni, dal 2005 al 2025, sono stata in una società di consulenza che ho fondato con un’altra consulente, e negli ultimi dieci ne sono stata amministratrice, con la firma e la responsabilità delle decisioni. È la parte a cui tengo di più: le cose che chiedo a un imprenditore le ho dovute fare io, e ne rispondevo con il mio nome.
I libri
Le leggi invisibili: quello che dentro un’impresa decide più dei numeri. Si trovano su laFeltrinelli, IBS, Mondadori Store, Kobo e Google Play.
La diagnosi
Per riconoscere le lealtà, i ruoli e le regole mai dichiarate che tengono fermo un passaggio generazionale, senza che nessuno lo dica ad alta voce. Si compila da soli, o in due: chi lascia e chi viene dopo. È gratuita.
I dipinti
Le immagini di questo sito sono quadri miei. Nascono dallo stesso sguardo con cui entro in un’azienda: facce in fila, ciascuna che guarda da un’altra parte.
Serve a capire se ha senso lavorare insieme: cinquantacinque minuti per mettere a fuoco esigenze, punti di forza e aree di miglioramento, e portarsi via qualcosa di utile in ogni caso.